Anankastico68 - RomaTeatri

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Anankastico68      Lunedi 28 marzo
 
L'uomo(s)connesso
di e con Pasquale Faraco e Marìn Batié
(da un'idea di Pasquale Faraco, Dragan Miladinovic e Paolo Schena)
Luci, video e oggetti di scena di Dragan Miladinovic
Regia di Marìn Batiè
 
 
 
Chi è Anankastico68? Un mitico Odisseo della rete o
un uomo sfruttato e mal messo? Uno che si è
sottratto alle sue responsabilità familiari per restare
sempre connesso o vittima dell’attrazione dei media
utilizzati dalle multinazionali? O addirittura un Ulisse
postmoderno che ha deciso di superare le colonne
d’Ercole della rete, anticipando una condizione che
sarà comune a molti di noi?
 
Anancastico68 è il nickname di Nico Ankatas che
lavora per l'Ananke, società finanziaria a livello globale.
Il suo cervello è perennemente collegato alla rete e
opera miliardi calcoli in continuazione: compravendita azioni,
bitcoin, previsioni, calcolo di influsso di guerre e colpi
di stato sugli indici di borsa...: perché il cervello umano
è sempre più potente di qualunque computer. Egli
vive 20 ore connesso attraverso una benda-corona
sugli occhi e tutta la sua vita è funzionale alla sua
attività.
 
In cambio egli ottiene solo il godimento di essere
collegato e di passare da una connessione all’altra,
da un link all'altro, da un'informazione all'altra.
L’unica presenza umana è Giulio, assistente,
badante, infermiere … o cane che guida un
cieco. O addirittura un cieco che guida un altro cieco?
I due pur frequentandosi in realtà non si
conoscono e ripetono di continuo le stesse
dinamiche e azioni, finché a poco a poco, i ricordi della vita di
prima si insinuano nel cervello di Nico (forse sollecitati da Giulio) e Giulio
nello stesso tempo dimostra sempre più
la sua voglia di prendere il posto dell'(ormai) mitico Anankastico68…
Forse è venuto il momento di aggiornare il maestro.
Tra scontri verbali, deliri semipsicotici, connessioni
continue, nostalgia del passato, i due a poco a poco iniziano anche a sperimentare una
forma di rapporto per loro inusitata che va oltre la competitività e la routine:
un’ancestrale forma di relazione umana che sopravvive
anche in un mondo dove ormai il virtuale è dominante
e le nostre vite sfruttate con il nostro consenso.
Forse.
 

Un felice e fecondo incontro quello tra Faraco e Marìn Batiè (nome d'arte di Marin De Batté), entrambi provenienti ovviamente da esperienze diverse e da contesti diversi. Il giovane Batiè ha dato sempre più una forma fiammeggiante ad un testo che era chiaramente parziale, apportandovi la sua freschezza, il suo entusiasmo, il suo talento, la sua precisione. La sua innata capacità di partorire immagini significative.
Faraco più “anziano”, provienente dall'esperienza del collettivo MaF – Massa a Fuoco di Bologna, più abituato ad un teatro “sociale”, di parola e ad una messa in scena più semplice e cinematografica.
Frutto di questo incontro, Anankastico68 che prova ad indagare, a partire da una trama tradizionale e dal genere fantascientifico, gli influssi della iperconnettività su di noi, sulle nostre relazioni, sui nostri vissuti.

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