Giovanna Sotto Il Sego Del Tempo - RomaTeatri

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GIOVANNA SOTTO IL SEGO DEL TEMPO

interprete Patrizia Bernardini
testo Adriano Marenco
musiche Rodolfo V. Puccio
regia Alessandra Caputo
Scenografia Antonio Berlardi
Costumi Antonella D’Orsi Massimo, Valeria Cagioli

La mia terra era ampia. Ampia col bacino largo. Si affollano predoni nelle mie viscere.
Mi affaccio a finestre smerigliate.
Guardo la mia terra lunga e secca d’estate.
Un pantano gelato d’inverno.
Ho acconciature severe.
Il destino di un popolo e di dio.
Non esiste tra essi e lui alcuna divergenza”.
Cenni storici sul personaggio. Giovanna di Castiglia figlia di Isabella di Castiglia e Ferdinando di Aragona, i Re Cattolici. Sposa Filippo il Bello figlio di Massimiliano d’Austria nel 1496. Suo figlio Carlo sarà Carlo V imperatore del regno dove non tramonta mai il sole. Formalmente Regina di Castiglia: 1504-1555. Non regnò mai. Internata come pazza prima dal padre e poi dal figlio Carlo. Fu rinchiusa a Tordesillas dal 1509-1555.
Vogliamo proporre un ritratto non convenzionale di una regina che non regnò mai, Giovanna la Pazza. Ossessiva, bulimica, innamorata. Tradita. Lucida e allo stesso tempo incapace di controllare le sue pulsioni. Forse per scelta incapace. Il nostro obiettivo non è raccontare la Storia. Ma la storia interiore di una donna. Fragile e al contempo fortissima. Una donna capace attraversare per 8 mesi la Spagna con il feretro del marito. Neanche 46 anni di internamento l’hanno spezzata, o chissà sì. Una donna forse autodistruttiva, forse per scelta. Giovanna si vendica o meglio si vendica di se stessa. Si trascina il feretro del marito. Lo pettina, lo ama, lo infilza di spilloni, come bambola voodoo. Giovanna racconta la sua storia, dopo morta o dopo viva. Giovanna è presente. Giovanna è assente. Giovanna si sente spiata in ogni dove spiate. Giovanna ha come unico regno la mattonella sulla quale poggia i piedi. Giovanna si pettina le corna. Giovanna fa tremende scenate di gelosia. Giovanna considera il potere tutto maschile che l’ha fatta fuori. Ci ride su. Ma Giovanna èsoggiogata dalla dinastia del sangue, o forse preferisce così. Giovanna viene tradita dai suoi tre uomini, marito, padre e figlio. La sacra trinità del maschio. Il potere inaccessibile dell’uomo.
“Loro mi assediano. E io cammino. Senza fermarmi mai. Ho lustrato le pietre del Camino de Santiago.
Dormo con la bara. Sia mai me lo fregassero.
Una salma reale è un buon affare.
Ma non sta bene, dove la metti metti, non fa pendant con nulla, avoglia a cambiarle posto.
Forse dovrei fare yoga ayurdietetico per rilassarmi. Sono tesa. (si gratta)
Io sono la regina è scritto in calce caramellato. Ovunque su ogni stramaledetto pezzo di pergamena. E invece no. Regnano loro. Perché io sono tocca. Regno soltanto sulla mattonella dove poggiano i miei piedi. Ma tutte le altre mattonelle cospirano per togliermi il regno dove poggio i piedi”.
Giovanna urla, piange, ride. Giovanna si lava compulsivamente, o non si lava altrettanto compulsivamente. Giovanna è una santa anoressica. Giovanna è una bulimica, cibo amore odio gelosia, tutto fa brodo. Giovanna costruisce il suo regno di grasso colato di candela. Lo distrugge. Sceglie l’umanità di fronte all’inumanità del potere.
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